Survival Horror: la TOP 20 di Residentevil.it

Survival Horror: la TOP 20 di Residentevil.it

Cari Resident Evil Fans, il nostro Andrea Gissi, da alcuni mesi autore di pezzi estremamente interessanti per www.residentevil.it, oggi ci presenta una classifica dei survival horror (più o meno datati) che a suo e nostro parere hanno cambiato per sempre la storia dell’industry. Se siete d’accordo o meno fateci pervenire il vostri pareri sulla nostra community o sui canali social, nel frattempo buona lettura e… buon viaggio!
Fare paura è diventato sempre più difficile. Sembrerà strano da dire, considerando il proliferare di titoli horror degli ultimi anni il quale di “horror” avessero ben poco. Sara che per molte software-house le idee iniziassero a scarseggiare, sarà che obbiettivamente siamo invasi da videogiocatori che ormai sono quasi del tutto desensibilizzati, eppure è solo con un’atmosfera davvero angosciante e qualche jump scare ben piazzato che si riuscirebbe a fargli fare un bel balzo dalla sedia.
Pertanto vogliamo qui stilarvi i migliori esponenti del genere che hanno fatto ad oggi la storia del survival horror, cominciando dalla numero 20.

1) RESIDENT EVIL
Signori, un inchino per favore. Ecco il primo responsabile di una vera e propria “epidemia” culturale: Resident Evil. È grazie a lui se oggi abbiamo così tanti giochi, film, fumetti, serie TV ecc. ispirate ai morti viventi, o agli zombie, insomma ai “mangiacervelli”. Il capostipite della fortunata serie Capcom (purtroppo in fase di flessione, come tanti altri franchise storici) è ancora oggi uno dei titoli più belli della saga, ed è anche migliore nella sua versione “Rebirth”, uscita su GameCube nel 2002, con una grafica incredibile, un look aggiornato e lo stesso, inconfondibile mood da B-movie. La storia è quasi inutile ripeterla, la conosciamo tutti (o almeno, se state leggendo queste righe, dovreste conoscerla), ma va riconosciuto quello che è stato questo vero capolavoro che ha consacrato Shinji Mikami all’Olimpo dei game designer. Vero, il terrore in questo gioco (e della serie) derivava principalmente dalle limitazioni del giocatore, che seppur armato e capace di difendersi era sempre in pericolo per via di movimenti legnosissimi e di un sistema di mira tutt’altro che precisa, ma la genialità con cui i punti deboli sono stati trasformati in punti di forza è un esempio tuttora valido. Inutile in questa classifica qualsiasi riferimento dal quarto capitolo in poi.

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2) SILENT HILL
Considerato da moltissimi fan dei survival horror il miglior esponente del genere in assoluto, Silent Hill ha raggiunto nuove vette a livello di narrativa grazie a una storia complessa e brutalmente introspettiva (anche se non in tutti i capitoli della saga). Un gioco angosciante da inizio a fine, capace di offrire immagini fortissime e iconiche, mostri realmente terrificanti e una serie di visioni malsane che sembrano scaturite dalla mente di un pazzo. Silent Hill rappresentò l’ambizione di Konami di voler raggiungere e superare il Resident Evil di Capcom, sfruttando fin dall’alba dei tempi il 3D della PSOne in modo incredibile, forse anche al di là delle possibilità dell’hardware. Il segreto del successo di questo gioco fu innanzitutto la trama, che era capace di unire una storia simile ai racconti di Lovecraft (sette sataniche, antiche divinità e riti disumani) con l’ambientazione quotidiana degli horror americani più classici. Non zombie, non mostri, ma perverse figure umanoidi, straziate dall’influenza maligna che la maledizione della città ha avuto su di loro. Una sintesi perfetta degli elementi presenti in tutti i titoli citati finora, capace di rendere Silent Hill appetibile a tutti i tipi di giocatore, e che, inutile dire, rappresenta l’essenza del terrore incarnato allo stato puro.

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3) PROJECT ZERO
Altro titolo tutto made in Japan, Project Zero era in grado di raggelare il sangue del giocatore grazie a un concept di base geniale: una ragazzina si trova intrappolata in una vecchia casa medievale giapponese, e deve sopravvivere solo grazie alla sua “camera obscura”, una vecchia macchina fotografica in grado di intrappolare gli spiriti. All’interno dell’antica magione, dovrà indagare sugli omicidi che si sono consumati e liberare così il luogo. E proprio questa modalità di “combattimento” rende il gioco interessante: prendendo la mira, la visuale passa in prima persona, e vi permette di vedere attraverso la lente mistica della macchina fotografica. Per colpire gli avversari dovrete aspettare che siano il più vicino possibile al centro del mirino, ottenendo punti utilizzabili per potenziare il vostro utilissimo strumento. Che si rivelerà fondamentale anche per risolvere alcuni enigmi, svelare passaggi segreti, trovare oggetti nascosti. Project Zero contiene tutti gli elementi di successo del cinema horror giapponese: una ragazzina sola e spaventata (vestita da scolaretta ndr.), una grandissima casa popolata da spettri invisibili ma pericolosissimi, una colonna sonora minima e azzeccatissima e quell’atmosfera da film horror nipponico che sembra permeare tutta la produzione cinematografica orientale, diventando oggetto di culto tra i fan.

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4) FORBIDDEN SIREN
Pensate che l’attesa mentre si è nascosti in un gioco horror faccia paura? Immaginate di poter vedere dagli occhi del mostro che vi insegue mentre state fuggendo. Siren è sì un gioco molto “nipponico”, ma questo non lo rende meno terrificante, anche perché il suo immaginario prende a piene mani da film orientali e non. Un’altra perla del genere survival horror che ha fatto vivere molte notti insonni agli appassionati, avvicinando il giocatore al mondo dell’horror giapponese che ha spopolato all’inizio del nuovo millennio, dove l’avventura si svolge in un tranquillo (fin troppo) villaggio della periferia giapponese invaso dagli shibito, demoni che si impossessano degli abitanti al suonare di una misteriosa sirena, rendendo impossibile l’aggirarsi per le strade e le foreste della cittadina. Solo un manipolo di fortunati potrà aggirarsi per il luogo e riuscire a sopravvivere. Costituito da singoli capitoli che vi vedranno impersonare di volta in volta un personaggio diverso, il gioco inizialmente è davvero angosciante, con l’atmosfera tetra e deprimente che lo caratterizza e il fatto di doversi ritrovare sempre in situazioni nuove che non fa che arricchire di volta in volta la storia, portando la psiche del giocatore ad addentrarsi in un vero e proprio incubo.

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5) ALIEN: ISOLATION
Fan di Alien gioite, perché quello che stiamo per raccontarvi ha dell’incredibile: finalmente qualcuno è riuscito a creare un titolo capace di rendere merito e omaggio a una delle saghe fantascientifiche più famose di sempre. SEGA e Creative Assembly hanno messo in piedi un gioco di valore, in grado di rapire dal primo minuto e che ha impressionato sia i fan della serie sia i puri videogiocatori. Alien: Isolation non è un semplice videogioco basato sulla saga ma vuole inserirsi di prepotenza nella narrazione tra Alien e Aliens: Scontro Finale, buttando nel calderone nientemeno che la bella Ripley. Non stiamo parlando però della tostissima Ellen interpretata da Sigourney Weaver come ci si potrebbe aspettare, bensì di sua figlia Amanda, che pur di recuperare le poche informazioni contenute nella scatola nera della U.S.S. Nostromo, si imbarcherà in un viaggio pieno di pericoli verso la stazione spaziale Sevastopol. Ma cosa ci ha esaltato così tanto? Cosa è stato in grado di farci valutare il gioco così favorevolmente? La risposta è semplice: Creative Assembly ha lavorato ad Alien: Isolation esattamente come un fan avrebbe fatto. Tutti i riferimenti al primo film, l’atmosfera perfetta della stazione spaziale, i tunnel stretti e claustrofobici e in generale la sensazione di trovarsi davvero in quel 2055 disegnato e ideato da Ridley Scott sono elementi di assoluto valore nella produzione. Una cura sbalorditiva che, persino nei colori e nei giochi di luce, riesce a far respirare le medesime sensazioni della pellicola, in una immersività più unica che rara a dire il vero. Gran merito di tutto questo viene dal sistema di illuminazione sublime che il motore di gioco mette in mostra, facendo spaventare il giocatore con giochi di luce incredibili, con lampi che filtrano dalle grate proiettando ombre realistiche e capaci di modellarsi nella mente del giocatore in paura e tensione. Cos’altro dire di più, se non che Alien: Isolation è un capolavoro puro e semplice!

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6) OUTLAST
Outlast si pone come un’esperienza horror di grande intensità, prima di qualunque altra cosa. L’impianto ludico del titolo sviluppato da Red Barrels è in realtà piuttosto semplice, ma le idee messe in campo si rivelano fin da subito validissime e una direzione puntuale fa il resto, catapultandoci in un vero e proprio incubo in prima persona. Nel gioco vestiamo i panni di Miles Upshur, un giornalista investigativo che decide di visitare il Mount Massive Asylum, un istituto psichiatrico recentemente riaperto, in seguito alla segnalazione di una fonte anonima che denuncia la conduzione di esperimenti disumani all’interno della struttura. Armati soltanto della nostra videocamera e di un blocco per gli appunti, raggiungiamo l’edificio ma troviamo il gabbiotto di sicurezza vuoto e le porte d’ingresso chiuse; così decidiamo di intrufolarci nel manicomio salendo su alcune impalcature e approfittando di una finestra aperta. Una volta dentro, però, le cose prendono subito una piega inquietante e quella che sembrava una buona idea si trasforma in qualcosa di decisamente meno piacevole. Per le stanze del palazzo si aggirano infatti creature che hanno ben poco di umano, e dietro gli esperimenti su cui volevamo indagare pare si celino dei terribili retroscena. Riusciremo a svelarli e a rimanere vivi per raccontarlo? Una cosa è certa, Outlast riuscirà senza se e senza ma, a farvi saltare letteralmente dalla sedia.

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7) DEAD SPACE
Un gioco che come pochi altri incarna la frase “nello spazio nessuno può sentirti urlare”. I vicini di chi lo ha giocato, però, di urla ne han sentite, cavolo se ne han sentite. Dead Space è un titolo da non giocare se siete claustrofobici, con un nemico orribile e pericolosissimo, i necromorfi. Oltre a una base narrativa piuttosto solida, il gioco sfondò anche grazie al suo gameplay, che ruotava attorno allo smembramento degli avversari invece che sui soliti headshot ben piazzati. Ambientato totalmente all’interno di una nave spaziale, la Ishimura, ormai devastata dai necromorfi, creature aliene nocive e devastanti una volta esseri umani, il gioco pone il giocatore in un’ambientazione ormai trasformata in una trappola mortale. Un thriller fantascientifico che racchiude al suo interno, senza deturparle, le poetiche di altri giochi (Resident Evil, Silent Hill, Bioshock), ispirazioni involontarie le cui caratteristiche principali vengono sublimate in una giocabilità perfetta e una resa tecnica impressionante. Dead Space nel panorama attuale può essere considerato l’ultimo vero survival horror. Ma non è al podio dei primi tre della nostra classifica in quanto è debitore agli altri titoli di molti aspetti che lo rendono grandioso.

7

8) DOOM
Quando si parla di videogiochi che hanno letteralmente riscritto la storia, non si può non citare DOOM, sparatutto in prima persona nato dalle geniali menti di John Carmack, Tom Hall e John Romero, divenuti in breve tempo vere e proprie leggende viventi del settore. Pubblicato dalla id Software, DOOM è una perla videoludica di inestimabile valore; la sua innegabile popolarità ha lasciato un’impronta indelebile a cui quasi tutte le case di sviluppo si rifaranno negli anni a venire. Moltissimi saranno i casi dei “Doom Clone”, ossia videogiochi ispirati vagamente al titolo id Software che proponevano un tasso di violenza elevato e un gameplay frenetico e brutale simile al capostipite. DOOM si fregiava di un background narrativo molto più profondo rispetto alla concorrenza: nei panni di un marine spaziale deportato nel gelido pianeta rosso per aver ignorato gli ordini di un suo diretto superiore, che voleva obbligarlo a sparare su civili disarmati, ci ritroveremo ad indagare su un misterioso incidente avvenuto alla Union Aerospace Corporation, dove si stava testando un teletrasporto militare tra le lune Phobos e Deimos. Ben presto i più macabri sospetti su ciò che è realmente avvenuto in quella base diventeranno una solida realtà e orde di mostri terrificanti assetati di sangue cominceranno ad invadere lo stabile, uccidendo qualsiasi superstite. Toccherà alla nostra squadra, o meglio al nostro eroe solitario dopo il truce massacro di quest’ultima, fermare l’orrenda invasione e tornare sulla Terra sano e salvo.

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9) DINO CRISIS
Era il lontano 1996 quando Capcom, nota casa sviluppatrice giapponese di videogiochi, lanciò sul mercato il primo episodio di Resident Evil, coniando, per la prima volta nel mondo dei videogames, il termine survival-horror, atto ad indicare giochi nei quali le munizioni sono limitate e la paura e la tensione sono dietro a ogni angolo. Shinji Mikami, il game designer che ha creato la serie dando una svolta alle avventure su PlayStation, Sega Saturn e PC, si cimenta nuovamente nel genere con questo Dino Crisis, survival-horror caratterizzato dalla presenza di pericolosi dinosauri in puro stile Jurassic Park, cercando di replicare il successo di critica e pubblico ottenuto con Resident Evil. E visto e considerato che ad oggi Dino Crisis resta tra i migliori survival horror di sempre, entrando per’altro nella TOP 15 dei giochi più venduti da Capcom, possiamo certamente ben dire che Mikami ancora una volta e riuscito nella sua impresa. Le interessanti premesse di un gioco che fa del sistema di controllo di Resident Evil la sua solida base per alimentare la tensione e l’adrenalina al giocatore di turno, conservando pregi e difetti di un gameplay che tutt’ora rimane valido nel corso del tempo pur aggiornato da diverse feature interessanti e una grafica totalmente in 3D invece dei fondali prerenderizzati della saga zombesca. Alla massiccia esplorazione della base militare, condita da un buon numero di enigmi, che ben si inseriscono nel contesto creato dal team di sviluppo, si affianca una forte dose di azione in cui sopravvivere, con la forza delle armi o con rapide fughe, ai pericolosi dinosauri, pronti a tutto pur di smembrare le vostre carni, è la parola d’ordine.

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10) PARASITE EVE
Con una base di stampo survival horror, coadiuvata da un sistema di combattimento e di gestione del personaggio da gioco di ruolo, Parasite Eve risulta essere un ibrido ben riuscito: un po’ Final Fantasy, un po’ Resident Evil. Incredibile ciò che la Square sia riuscita a realizzare, perché dal grande titolo della Capcom, Parasite Eve riprende le basi: esplorazione all’interno di ambienti costituiti da fondali prerenderizzati, con inquadrature fisse e pochi elementi di interazione (qualche oggetto, qualche item box, interruttori e leve varie). Atmosfere tetre condite dalla presenza di mostri ripugnanti (ragni, serpenti, vermi giganti, cani mutanti e via dicendo…), saranno teatro del nostro girovagare che avrà luogo sempre, rigorosamente, di notte. Ci sono tutti gli ingredienti base per un’avventura horror che richiama decisamente Resident Evil. Per quanto riguarda il lato “Final Fantasy” in Parasite Eve troveremo i celeberrimi e poco amati incontri casuali, arricchiti però da una componente action. Potremmo, infatti, muoverci all’interno dell’area di combattimento per schivare gli attacchi nemici e far sì che questi ultimi si trovino all’interno del raggio di azione della nostra arma così da infliggere loro del danno. Avremo la possibilità di eseguire un’azione ogni volta che la time bar di Aya sarà carica potendo scegliere tra il semplice attacco con arma da fuoco oppure uno dei poteri (più magici che umani) di cui la nostra bionda eroina dispone grazie ai suoi mitocondri speciali. Al termine di uno scontro riceveremo dei punti esperienza che potremo decidere noi stessi come impiegare per incrementare i singoli parametri di Aya o della sua arma. Dovremo operare di volta in volta scelte oculate per far crescere in maniera uniforme le varie caratteristiche ed evitare di trovarci magari con un personaggio dall’attacco spropositato ma dotato di una difesa ridicola. Un plauso doveroso va alla trama, ricca di argomenti decisamente maturi, a dir poco intriganti ed originali inseriti in un intreccio narrativo perfettamente ideato. Se dopo aver letto tutto questo non siete ancora convinti della bontà di questo titolo, guardatevi la splendida sequenza di apertura… rimarrete a bocca aperta!!!

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11) CLOCK TOWER
Non parliamo del primissimo titolo per Super Nintendo, bensì del Clock Tower per PlayStation (che in Giappone era, giustamente, conosciuto come Clock Tower 2). Nei panni di una giovane donna, questo gioco ci vedeva impegnati in una costante fuga da un maniaco armato con delle forbici gigantesche. Con un solo terribile inseguitore, il gioco era una costante corsa contro il tempo, ricca di tensione. Clock Tower è divenuto una sorta di classico di culto del genere horror, tant’è che a distanza di anni con l’avvento della PlayStation 2 vide alla luce quello che poi sarebbe stato il suo diretto erede spirituale: stiamo parlando di Haunting Ground, uno dei migliori titoli in campo videoludico del genere survival horror.

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12) THE EVIL WITHIN
Shinji Mikami è uno dei più grandi autori di videogiochi. Non occorrono che pochi fotogrammi per capire se un videogioco porta la firma del creativo giapponese, e il solo fatto che i primi cinque capitoli (contando Code: Veronica) della serie Resident Evil portino la sua firma, è una prova sufficiente per definire Mikami una delle pietre miliari dello sviluppo videoludico. Ma, a quanto pare, Mikami non è un autore chiuso nella propria torre d’avorio: è un uomo che ascolta, che tiene in considerazione le preghiere dei propri fan. Nonostante le critiche mosse dai puristi a Resident Evil 4, è dai tempi del discusso quarto episodio che la serie sembra avere smarrito la via, e gli appassionati di questa saga bramano da tempo un videogioco che riporti in auge il gameplay, le atmosfere e il bilanciamento tra sopravvivenza e azione dei prodotti di Capcom a firma Mikami. Così, il buon Shinji si è messo al lavoro su di un gioco chiamato The Evil Within, con la promessa di creare qualcosa che si avvicinasse ai tanto amati titoli usciti tra il 1996 e il 2005. E, ve lo diciamo subito, la promessa è stata in parte mantenuta. Il gioco è un lento ma costante crescendo: la storia inizia ad ingranare mano a mano col susseguirsi degli eventi, i personaggi prendono spessore e i risvolti psicologici della trama si fanno gradualmente più inquietanti. Appare evidente sin da subito l’intenzione di Mikami di creare una storia capace di attingere sia dagli stilemi dell’horror più action che a tratti richiama Resident Evil 4, sia che da quelli del thriller psicologico che fa abbastanza eco a Silent Hill 2. Un survival-horror che probabilmente non spiccherà per originalità, ma che senza ombra di dubbio è da considerarsi tra i migliori esponenti del suo genere.

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13) ALONE IN THE DARK
Non si tratta ovviamente del remake, per carità. Qui si tira in ballo il primo Alone in the Dark, l’iniziatore del genere survival horror, ispirato dalle opere di Lovecraft e rivoluzionario per il suo tempo. È invecchiato malissimo, lo sappiamo, ma la sua importanza storica è enorme e non potevamo ignorarlo in questa classifica. Onore alla compianta Infogrames per aver per partorito uno dei giochi più innovativi e coraggiosi di sempre, quando ancora violenza, horror e tematiche forti varie erano difficili da accomunare ai videogame.

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14) RULE OF ROSE
Il presentare molti contenuti del gioco, a tratti crudi e brutali, in cui sono presenti bambini fu un evento alquanto insolito per un videogioco, e fece scalpore in molti paesi. Il titolo venne infatti criticato da alcune testate nazionali italiane (tra le quali Panorama e il Quotidiano Nazionale) sostenendo la presenza (rivelatasi infondata) di scene di sadismo, violenza sessuale e pedofilia. Rule of Rose è un survival horror abbastanza inquietante, nel quale Jennifer, la protagonista da voi incarnata, è una ragazzina i cui genitori sono stati vittime di un incidente aereo. Il suo vagabondaggio la porta in un orfanotrofio inglese controllato da una società segreta, composta unicamente da ragazzi dal carattere deviato. Questo gruppo di ragazzini crudeli, chiamato “L’aristocrazia della matita rossa”, sono una continua minaccia e Jennifer deve calmare gli aristocratici offrendo un dono da loro richiesto ogni mese. Facendo ciò, raccoglie indizi e riporta in vita ricordi dimenticati che le permetteranno, alla fine, di scappare con il suo unico compagno, un cane. Che dire di più se non che un gioco del genere sarebbe consigliato solo a coloro che vivono per i survival horror e vogliono sperimentare un’esperienza diversa dal solito, dove i “mostri” sono quanto di più tenero e innocente ci sia: i bambini.

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15) THE WALKING DEAD
Il successo scaturito dalla serie televisiva, ma anche dal fumetto, non poteva che inevitabilmente dare vita a un videogioco che guarda caso è riuscito a catturare l’interesse di tantissimi videogiocatori appassionati del genere survival horror, oltre che dei fan in questione. Certamente fra le più belle sorprese, The Walking Dead ha il grande merito di spingere la narrazione videoludica oltre gli standard a cui siamo abituati, partendo da un franchise popolare come quello del fumetto creato da Robert Kirkman per la Image Comics e presentandoci una serie di personaggi convincenti. Il meglio dell’horror accattivanti e terribilmente plausibili, che si trovano tutti a condividere una situazione di pura emergenza mentre le strade vengono misteriosamente invase dagli zombie. Sopravvissuto a un incidente d’auto mentre veniva scortato verso il carcere, Lee Everett incontra ben presto alcuni compagni d’avventura, interagendo con loro tramite dialoghi che andranno a caratterizzare non solo il suo profilo ma il suo stesso background, e affrontando avvenimenti spaventosi, che lo porteranno spesso a fare scelte molto difficili, a sacrificare una vita piuttosto che un’altra, con tutte le conseguenze del caso. Avventura appassionante e molto ben diretta, The Walking Dead rappresenta un must have per gli appassionati del genere.

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16) THE LAST OF US
Quando una software house guadagna il favore della critica praticamente all’unanimità, è inevitabile che venga circondata da attenzioni e pressioni provenienti sia dai distributori che dal pubblico, sempre desiderosi di nuovi prodotti di qualità. Più si va avanti e più diventa arduo mantenere livelli qualitativi adeguati, rinnovarsi e soddisfare appieno le pretese dei più, vuoi per un blocco creativo, per disguidi organizzativi o tempistiche per una volta mal calcolate. Sono poche le case riuscite ad andare avanti per la loro strada senza mai inciampare, e persino alcune tra le più acclamate recentemente hanno fatto passi falsi o scontentato i loro fan con mosse di furbizia discutibile. I Naughty Dog no. The Last of Us, e un adventure game con elementi da survival horror, basato fondamentalmente sull’ennesima variante sul tema degli zombie. “Uncharted coi non morti”, dicevano i meno informati, “un survival horror con il graficone” affermavano altri ancor meno preparati sull’argomento, eppure il team non si è scomposto ed è andato avanti svelando poco o nulla dell’opera, con l’incedere sicuro di chi sa di avere un asso decisivo nascosto nella manica. Se fate parte del gruppo di coloro che divorano documentari dalla mattina alla sera, probabilmente ricorderete un pezzo andato in onda sulla BBC che parlava del Cordyceps, un fungo parassita capace di infestare le formiche, prendere il controllo dei loro minuscoli cervelli e costringerle a raggiungere luoghi elevati, dove può in seguito diffondersi più facilmente. Inquietante, non c’è che dire, ma ora immaginate una versione evoluta di questo parassita, in grado di infestare un essere umano e di trasformarlo in una bestia il cui solo istinto è la diffusione delle spore da cui è pervaso. Questa è la premessa di The Last of Us, una visione dell’invasione di non morti che taglia i ponti col misticismo per radicarsi nelle cause scientifiche e riesce, così facendo, ad apparire nettamente più umana e coinvolgente rispetto alle solite varianti viste e straviste. Ma che ne è stato però degli infetti attorno a cui si deve lo stato disastrato del pianeta terra? Semplice, rappresentano una interessante alternativa alle battaglie e mettono l’utente di fronte a mostruosità ben più numerose e pericolose di un normale essere umano, ma anche più facili da arginare. Senza dubbio The Last of Us e un gioco che saprà tenervi incollati allo schermo dall’inizio alla fine, grazie a delle meccaniche di gioco congegnate in maniera a dir poco eccelsa, a delle ambientazioni che sembrano tratte da un film, ed una componente narrativa da premio nobel. Non c’è da stupirsi se a detta di critica e pubblico è stato considerato come un vero e proprio capolavoro.

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17) JU-ON: RANCORE
Non è sempre possibile catalogare ogni singolo gioco in base al suo gameplay; questo perché a volte gli sviluppatori scelgono di mixare più di una componente per ottenerne di nuove o, in rari casi, inventano un genere del tutto originale. È questo il caso di Ju-On: The Grudge titolo ispirato ad una delle più famose serie horror giapponesi dei nostri tempi. L’avventura è svolta unicamente con l’ausilio di un unico strumento in vostra dotazione, ovvero, una torcia elettrica. Oltre ad essere indispensabile per esplorare l’ambiente circostante, essa fungerà anche da “barra dell’energia vitale”. In sostanza, se non troverete abbastanza batterie per illuminare il cammino sarete preda dell’oscurità con immediato game over, ma non tutto è semplice come appare. Un gioco da considerarsi con l’appellativo di “simulatore di paura” che ha come scopo principale quello di spaventare a morte il giocatore, laddove ucciderlo nel gioco sarebbe una scelta brusca e poco coerente con l’intento finale degli sviluppatori. Ecco perché si muore solo se a corto di batterie, il concetto di paura vuole essere espresso tramite continue sorprese, avvenimenti bruschi e violenti, atti a portare chi sta davanti allo schermo ad un climax di paura altissimo, tale da far scattare ogni muscolo al minimo accenno di pericolo. Ad ogni modo, mancando un pilastro della “paura d’autore” non si può parlare di una sensazione valida per tutti, ma solo di qualche brivido in rare occasioni e di una struttura che, pur senza risultare esente da difetti, cerca comunque con continuità di proporre degli spaventi studiati con cura e in grado di mettere alla prova il coraggio e l’attenzione di ognuno.

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18) DEAD ISLAND
Svegliarsi intontiti in una stanza sconosciuta con i postumi di una sbronza non è certamente il peggio che possa capitare, in fin dei conti. L’inizio di Dead Island ci mostra un esempio piuttosto efficace di cosa possa esserci di peggiore. Ci svegliamo sul letto di una vasta camera d’albergo, qualche secondo per riuscire ad orientarsi con la vista inizialmente annebbiata e poi tutto diventa più chiaro, ma solo dal punto di vista visivo, perché continuano ad esserci molte cose che non quadrano all’interno del lussuoso Palms Resort, nella paradisiaca isola tropicale di Banoi. Techland ha voluto affacciarsi al survival horror con un approccio decisamente particolare, sia per quanto riguarda la meccanica di gioco sia per l’ambientazione, proponendo un’apocalisse di morti viventi su una meravigliosa isola tropicale al largo della Papua Nuova Guinea, chiamata appunto Banoi. Per avere un’idea del gioco non importa sapere altro, perché in effetti non c’è poi molto altro da vedere, in quanto la trama e i dialoghi non sembrano essere stati proprio tra le priorità degli sviluppatori: dopo un’introduzione poco edificante comune a tutti i personaggi vi trovate a interpretare uno dei quattro possibili protagonisti, tutti caratterizzati dall’essere immuni allo strano contagio che ha invaso l’isola, trasformando i tranquilli turisti in mostri sanguinari non-morti, dunque ovviamente le persone ideali per portare avanti le speranze di chi è sopravvissuto e spera di scampare all’inferno. C’è dunque l’evidente contrasto tra le meraviglie naturali dell’isola tropicale, le strutture colorate e allegre del resort e i panorami mozzafiato da una parte e l’orrore marcio e sanguinolento dall’altra, ma sotto a questo primo impatto si cela una struttura di gioco ibrida che traccia una nuova strada nell’ambito dei survival horror, accorpando caratteristiche da generi diversi e armonizzandole in maniera alquanto convincente.

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19) CALLING
Il canovaccio narrativo che fa da sfondo a Calling probabilmente non apparirà nuovo agli appassionati di film horror, in quanto buona parte degli elementi che lo compongono sono stati già elaborati da una o più pellicole: tutto ruota attorno ad una misteriosa pagina web che, secondo una leggenda metropolitana, provocherebbe la morte di chiunque la visiti. Nello specifico, la storia del gioco può contare su quattro protagonisti che si ritrovano a vivere lo stesso incubo colpevoli di aver dato un’occhiata al sito maledetto, si svegliano tutti in una sorta di dimensione parallela popolata esclusivamente da fantasmi decisamente poco amichevoli, e sarà compito dell’utente cercare di portarli in salvo prima che muoiano di paura. L’espressione utilizzata non è casuale, in quanto Calling propone a schermo un indicatore di sanità mentale, che aumenta o diminuisce a seconda dello stress psicologico subito dal protagonista. Proprio questo è il perno su cui ruota l’intera struttura ludica del prodotto Konami, sviluppato come un adventure in prima persona che punta molto – se non proprio tutto – sui brividi che è capace di far correre lungo la schiena del giocatore. Sotto questo aspetto, si può affermare tranquillamente che l’obiettivo è stato raggiunto. Calling è un’esperienza genuinamente angosciante, nel senso più “giapponese” del termine: ciò significa che la paura non è tanto generata da climax audiovisivi da salto sulla sedia (comunque presenti), quanto piuttosto da tanti piccoli elementi che accompagnano costantemente il cammino dell’utente. La costante oscurità delle ambientazioni, il silenzio tombale improvvisamente rotto da un suono imprecisato, una figura che fa capolino al lato dello schermo per poi scomparire prima ancora che la si possa distinguere, sono tutti esempi degli stratagemmi sapientemente adottati dagli sviluppatori per mantenere sempre alto il livello di tensione.

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20) MANHUNT
Il discusso titolo degli autori di GTA (sì, sempre loro) ha sconcertato tanto (se non di più) il pubblico e la stampa quando uscì all’epoca. Un gioco che vi vede impersonare un condannato a morte per omicidio, prigioniero di una trappola mortale grande quanto una città popolata da una miriade di altri esseri umani più o meno brutali e spietati il cui unico scopo è quello di ucciderlo. E lui, per contro, deve sopravvivere e difendersi con quello che troverà a portata di mano. Difficile, cattivissimo e davvero spaventoso, Manhunt catturava la vera essenza dello spirito di sopravvivenza che spinge a fare QUALSIASI cosa pur di scamparla. E se uccidere uno dei cattivoni con una mazza da baseball o una pistola può essere considerato routine nel mondo dei videogiochi, farlo soffocandolo con un sacchetto di plastica, cogliendolo di sorpresa alle spalle, non si era mai visto. Brutale e spaventoso, il gioco brillava di espressione emotiva e interpretazione, mettendovi in una situazione molto immersiva e dalla quale uscire vivi è molto complicato, anche se non impossibile.

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Andrea Gissi