The Evil Within: DLC Assignment – la recensione di Residentevil.it

The Evil Within: DLC Assignment – la recensione di Residentevil.it

Correva l’anno 2005. Il survival horror, e con lui il suo ingente seguito di appassionati, era stato letteralmente travolto da Resident Evil 4, ennesimo capolavoro di Shinji Mikami in grado di rivoluzionare ancora una volta quel genere che il primo capitolo Capcom della saga aveva ampiamente consolidato.
Completata una lunga ed entusiasmante campagna principale, ci aspettavano due capitoli aggiuntivi grazie ai quali si sarebbe capito fino in fondo la trama centrale del titolo, volutamente nebbiosa e apparentemente slegata dai suoi predecessori (ad eccezion fatta per il ritorno di qualche volto noto).
Oggi, a dieci anni di distanza, Mikami prova a riproporci quella formula che si era dimostrata tanto efficace allora, ma che adesso, forse, lascia un po’ il tempo che trova. Prima, quello di “Assignment Ada” era stato un espediente efficace per farci calare nuovamente nelle ambientazioni già percorse; ora “The Assignment” sembra invece, a prima vista, una scusa per allungare il brodo.
Se in effetti The Evil Within peccava per l’eccessiva autocelebrazione, anche questo primo DLC “The Assignment” non è da meno. Certo c’è da ammettere che, però, lo fa con stile. Ma andiamo con ordine. Provate a ricordare questo scenario: una co-protagonista che va e viene durante tutta la storia; una società segreta con a capo un uomo misterioso dal volto parzialmente oscurato; una missione delicata e pericolosa che farà titubare la bella eroina di turno. Vi è familiare, giusto? Ebbene non è unicamente la storia di Ada nel suo “Assignment” ma, bene o male, anche il plot narrativo che vi terrà impegnati nei panni della bella Kidman per ben tre ore di gioco. Se da un lato, quindi, percepiamo un riciclaggio di idee stucchevole e blasonato, dall’altro troviamo delle innovazioni a livello di feature e gameplay davvero interessanti.

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Molto apprezzabile nello sviluppo di questa side-story, l’attenzione da parte del team verso i feedback degli utenti e della stampa specializzata. Possiamo ancora sentire la eco delle lamentele ricorrenti: si spara troppo, atmosfera inquietante spezzata col progredire dei livelli, componente stealth male sfruttata. Detto fatto. Questi due nuovi capitoli sono decisamente più inquietanti e spaventosi rispetto alla maggior parte delle fasi di gioco del titolo originale, complice anche l’assenza (parziale) di armi. Il bello della breve avventura di Kid si traduce proprio nella costante pressione psicologica data dal fatto di essere totalmente vulnerabili e privi di difese. Dovrete sfruttare al massimo il nuovo sistema di coperture per passare inosservati e cercare di uscire indenni da questo incubo. “Armati” della vostra torcia elettrica, sarete chiamati a ripercorrere alcuni dei famosi ambienti che hanno caratterizzato il gioco principale e a scoprire nuovi spazi angusti e pericolosi del mondo di The Evil Within.
Interessante e innovativa, la maniera di sfruttare quello che è, praticamente, l’unico item che avrete nell’inventario, ad eccezion fatta per le classiche bottiglie sparse in giro. Il farsi strada con la torcia elettrica è molto godibile, offre un’esperienza di gioco innovativa e conservatrice dal punto di vista della suspance e del terrore e, in più, si sposa bene con alcuni puzzle che incontrerete mano a mano che procedete, senza sembrare forzati. L’unica pecca degli enigmi risulta sempre la solita: prendi scheda X per aprire porta Y, oppure riattiva il generatore dopo aver recuperato tal pezzo. Niente di più, niente di meno!

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Le due nuove wordpress tipologie di nemici sono state create ad hoc per assecondare al meglio la deriva stealth del DLC, costringendo il giocatore a morire (anche più volte) per trovare il modo di riuscire ad aggirare i mostri con quei pochi elementi che gli vengono offerti, andando a spezzare quel senso di “già visto” che ci si poteva aspettare. Degno di lode è il boss che vi starà alle calcagna per tutta la durata del gioco, ottimo esempio del fatto che il buon Shinji Mikami abbia ancora molto da offrire al panorama del survival horror, creando creature aberranti ma con una appeal ed una caratterizzazione davvero peculiari.
Certo, potremmo perdere ore speculando sull’andamento del mercato attuale, criticando la scelta delle software house di spremere il più possibile il giocatore andando ad “offrire” un prodotto extra di cui potrebbe fare benissimo a meno. Qui però è diverso poiché, a differenza di come succede spesso, come ho già detto in precedenza, i DLC sono stati sviluppati “postumi”, ovvero dopo l’uscita di The Evil Within, così che gli sviluppatori potessero lavorare consci del perché l’utente dovesse spendere dei soldi per qualche livello in più.
Se deciderete quindi di addentrarvi ancora una volta in questo mondo, posso assicurarvi che non vi troverete certo staticità. C’è un progresso, che a volte traballa mostrando qualche debolezza, ma comunque un progresso. Questo miglioramento è accompagnato da un solido comparto sonoro che farà da compagno nefasto negli oscuri meandri del mondo creato dal famoso designer: risate lugubri, cigolii, rantoli e chi più ne ha più ne metta. Insomma, l’ A B C della paura ma con il tocco di Mikami.

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“The Assignment” ci mostra qualche retroscena della vicenda ma è timido nel farlo, tralasciando qualche spiraglio di conoscenza che però non fa altro che sollevare altre domande alle quali probabilmente avremo una risposta unicamente nel prossimo DLC, di cui non conosciamo ancora la data di uscita ma che sappiamo si chiamerà “The Consequence”. Denominazione alquanto eloquente ma che di sicuro lascerà, al solito, un qualcosa di irrisolto per pensare ad un eventuale seguito. Verrete a conoscenza di molti aspetti della storia di Kidman recuperando i vari collezionabili disseminati nei due livelli, aumentando così la longevità ed eventualmente la rigiocabilità del DLC, nel caso in cui non siate riusciti a raccoglierli tutti durante la prima run. In più, una volta completato alla difficoltà standard, sbloccherete una nuova modalità, tale Kurayami, la quale, finito il gioco, vi permetterà di vincere il relativo trofeo.
Recensire un titolo come questo, in definitiva, risulta sempre difficile poiché vi è il rischio di rimanere folgorati dalla fascinazione delle citazioni e dalla nostalgia per un genere in declino (per gli alti standard ai quali eravamo abituati, si intenda). Personalmente, mi sentirei di consigliare il DLC a tutti coloro che si sono divertiti a impersonare Sebastian in The Evil Within, non solo per il livello di paura che quest’ultima avventura incute, ma anche perché lo sviluppo finale della storia merita la parziale mancanza di informazioni veramente interessanti in tutta la porzione precedente. Il cambiamento delle meccaniche e del gameplay, tanti collezionabili, trofei e due livelli di difficoltà sono dei motivi più che validi per dare una possibilità a questo DLC. Impreziosito, tra le altre cose, da una feature che ci ha colpito particolarmente: il nuovo sistema di salvataggio, del quale, però, non proferiremo parola per non rovinarvi la sorpresa.

Mauro Indini