The Evil Within: DLC The Consequence – la recensione di Residentevil.it

The Evil Within: DLC The Consequence – la recensione di Residentevil.it

Bentornati Resident Evil Fan. Nella lunga disamina del nuovo lavoro firmato da Shinji Mikami per conto di Bethesda, oggi parliamo di “The Consequence”, secondo capitolo DLC che vede ancora come protagonista la giovane tenente Kidman, ed ultimo oggetto di gioco aggiuntivo legato alla trama principale.
Durante le tre ore e qualcosa di gioco avrete  modo di capire (finalmente!) in maniera più concreta la storia narrata in questo titolo anche se, duole ammetterlo, nulla di più. Se il primo DLC portava un leggero cambiamento nel mood generale del gioco, questa volta ci sembra semplicemente di essere davanti ad un noioso déjà vu che ricalca quasi in toto le situazioni e le meccaniche già affrontate in “The Assignment”.
A differenza del primo “spin-off”, Bethesda non riesce infatti ad osare e finisce col riproporci una minestra riscaldata che non convince del tutto. Visti i cambiamenti presentati nella prima side-story, speravamo vivamente che Mikami ci preparasse un’altra gustosa sorpresa, soprattutto a livello di gameplay e di meccaniche, ma, purtroppo, le aspettative sono state leggermente deluse. Ci ritroviamo, quindi, ad elogiare i pregi di “The Assignment” (per i quali vi consiglio di leggere la relativa recensione qui) che offrono, comunque, un’esperienza di gioco valida e godibile, e che valgono ancora per “The Consequence”, senza però che sia stato aggiunto qualcosa di concretamente fresco se non in relazione ai risvolti interessanti della vicenda.
Badate bene, la critica è legata semplicemente al fatto che dal geniale Shinji ci si sarebbe aspettato qualcosa di maggiormente ardito, piuttosto che una mera divisione in due parti della stessa solfa, ci teniamo a sottolinearlo.

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La vicenda riprende da dove l’avevamo lasciata l’ultima volta: Kidman deve portare a termine la missione per conto della misteriosa organizzazione che muove le fila di tutto, ma più si addentra nella mente contorta di Ruvik, più si rende conto delle conseguenze che avrebbe la riuscita del suo incarico. Un pentimento repentino la porta, infine, a contrastare con tutte le sue forze “l’uomo in ombra”, figura stereotipata e senza appeal alcuno, riuscendo così a riportare Sebastian nel mondo reale. Una chicca nel finale poi strappa un sorriso che ci fa intuire immediatamente la direzione che wordpress potrebbe prendere un ipotetico The Evil Within 2… ma per evitare spoiler vi invitiamo a provare voi stessi.

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Dal punto di vista tecnico, se la prima parte ricorda fin troppo il primo DLC, nel quarto capitolo (il secondo di questo componente aggiuntivo) si avrà un risvolto leggermente più action, dato dall’introduzione delle armi da fuoco che vanno  a movimentare quel gameplay fatto unicamente di nascondigli e accette sporadiche, elemento che sì creava un’ansia velata dovuta al fatto di essere disarmati ma che, alla lunga, rendeva il tutto un po’ monotono e ridondante. Degna di nota è la boss fight conclusiva che, anche se non eccessivamente impegnativa, è particolare ed accattivante, in grado persino di conferire qualche punto in più all’uomo in ombra già citato in precedenza.
La parte centrale di tutta la storia viene sfruttata per colmare i buchi narrativi legati alla vicenda  famigliare di Sebastian, la quale, da semplice appunto che scaturisce dalle note, ottiene un posto centrale all’interno dell’intricata narrazione, andando così a mostrare sempre più pezzi di quel puzzle contorto che si cela dietro a The Evil Within. In tutta sincerità devo ancora capire bene se in quel di Bethesda sono semplicemente furbi oppure hanno previsto tutto per filo e per segno, pensando ad un’ampia storia principale capace di sfruttare il suo pieno potenziale unicamente dividendosi in più parti (in questo preciso caso sto parlando di seguiti veri e proprio e non di DLC chiaramente figli di una becera logica di mercato), o se il ragionamento dietro al tutto sia un mero: “ci buttiamo un finale aperto, così, se vende bene, facciamo anche il secondo”. Da un lato mi sento tranquillo: in fondo, Mikami è il papà di Resident Evil, saga che, fino a che c’è stato lui in Capcom, non ha mai deluso… o quasi. In teoria non avremmo nulla da temere, quindi. Un ipotetico seguito potrebbe inaugurare una nuova serie storica, ma anche distruggere totalmente quel buono che è stato costruito. Ovviamente, le mie sono solo le speculazioni di un deluso-illuso-fanatico del genere survival horror che spera ancora imperterrito di potersi innamorare di nuovo di una saga firmata dal genio di Mikami.

Mauro Indini